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Scienza tra pratica e metodo

Libri con gusto - giovedì 15 marzo 2007, ore 21

Fa ormai parte del pensiero comune l'affermazione che con Galileo nasce la scienza moderna: è nelle sue opere che si trovano, infatti, i fondamenti di un nuovo modo di studiare la realtà che prende il nome di "metodo scientifico". Nei secoli questo metodo si rivela di grande successo e la scienza acquista un prestigio indiscusso. Solo in tempi molto più recenti i filosofi cominciano ad esplorare più in profondità in cosa consista davvero l'indagine scientifica della realtà, formulando domande apparentemente semplici ma che mettono in luce problemi di grande complessità. Esiste davvero un metodo scientifico? Che cosa distingue la scienza dalla non-scienza? Mentre gli epistemologi vanno faticosamente avanti alla ricerca dei fondamenti del metodo, gli scienziati continuano quasi indisturbati il loro lavoro quotidiano producendo teorie sempre più raffinate che offrono alla tecnologia conoscenze che portano a una rivoluzione del nostro modo di vivere. C'è una contraddizione in questo? E il dibattito epistemologico a quali conclusioni è arrivato? Quale futuro ha la scienza?
Sono solo alcune delle grandi domande di cui parleremo in compagnia di Marcello Cini, che proviene dall'ambiente della scienza pura, ed Elena Gagliasso, che proviene dalla filosofia; nelle loro ricerche tuttavia entrambi sono giunti all'affascinante zona di confine tra le due discipline.

Marcello Cini

Marcello Cini è nato a Firenze nel 1923. E' stato ordinario di Istituzioni di Fisica teorica e di Teorie quantistiche all'Università "La Sapienza" di Roma, in cui ha svolto attività di ricerca sin dal 1957, e dove è attualmente professore emerito. Nella sua attività di ricerca si è occupato di particelle elementari, di fondamenti della meccanica quantistica e di processi stocastici. Dagli anni Settanta ha accompagnato quest'attività con studi di storia della scienza e di epistemologia, con interventi su varie riviste e sul quotidiano "Il manifesto". E' stato vicedirettore della rivista internazionale "Il Nuovo Cimento". Tra i suoi numerosi libri ricordiamo "Un paradiso perduto" (Feltrinelli, 1994) e il recentissimo "Il supermarket di Prometeo" (Codice, 2006). Ha ricevuto il Premio Nonino 2004 "A un maestro italiano del nostro tempo".

Elena Gagliasso

Professore Associato di Filosofia della Scienza alla Facoltà di Filosofia dell'Università "La Sapienza" di Roma. Il suo ambito di ricerca è situato nelle aree di confine dell'epistemologia contemporanea: storia e filosofie delle scienze della vita, questioni di etica della ricerca scientifica, ambiente e ambientalismo, tematiche del rapporto soggetto/oggetto e linguaggi non formalizzati, modelli e metafore della corporeità. Ha fatto parte del Comitato organizzativo del Centro interdipartimentale di ricerche in metodologia della scienza, di Scuole di Perfezionamento post-laurea, della Scuola sperimentale per dottorati internazionali della SISSA di Trieste, attualmente del Centro di Ricerca Interuniversitaria in Filosofia e Storia delle Bioscienze e del Consiglio Diritti Genetici. Tra i suoi numerosi libri ricordiamo "Verso un'epistemologia del mondo vivente" (Guerini 2001).



La lettura dei testi è affidata a Paolo M. Albani.


Letture

da Robert M. Pirsig, "Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta"

Certi problemi, troppo complicati per il senso comune, possono essere risolti solo grazie a una lunga catena di ragionamenti, tanto induttivi che deduttivi, che fanno la spola tra la macchina osservata e la gerarchia mentale della macchina descritta nei manuali. L'uso corretto di questi ragionamenti è codificato dal metodo scientifico.
A dire il vero non ho mai visto un problema di manutenzione della motocicletta abbastanza complesso da richiedere un vero e proprio metodo scientifico formale. I problemi di riparazione non sono tanto difficili. Quando penso al metodo scientifico formale a volte mi si presenta in mente l'immagine di un enorme bulldozer - lento, tedioso, ingombrante, laborioso, ma invincibile. Ci vuole il doppio del tempo che non applicando le tecniche empiriche di un meccanico, ma puoi star sicuro che alla fine ce la farai. [...]
Il vero scopo del metodo scientifico è quello di accertare che la natura non ti abbia indotto a credere di sapere quello che non sai. Non esiste un solo meccanico, scienziato o tecnico che non sia stato soggetto a quest'illusione tanto da stare istintivamente in guardia. E' soprattutto per questo che i trattati scientifici e le istruzioni meccaniche sembrano così noiosi e pedanti. Le negligenze e le fantasie romantiche in campo scientifico fanno dei brutti scherzi, e la natura imbroglia già abbastanza da sola senza che gliene diamo noi l'occasione.


da Jules-Henri Poincaré, "Scienza e Metodo"

L'uomo di scienza non studia la natura perché ciò è utile; la studia perché ci prova gusto, e ci prova gusto perché la natura è bella. Se la natura non fosse bella, non varrebbe la pena conoscerla, né varrebbe la pena vivere la nostra vita. Non intendo parlare, naturalmente, di quella bellezza che colpisce i sensi, della bellezza delle apparenze qualitative; non che la disdegni, tutt'altro, ma essa non ha niente a che vedere con la scienza. Intendo invece parlare di quella bellezza più riposta che deriva dall'ordine armonioso delle parti, e che può essere colta dalla pura intelligenza.


da Giorgio Parisi, "La chiave, la luce e l'ubriaco"

Se semplificando diciamo che la fisica moderna è nata con Galileo, uno dei passaggi cruciali è stata la costruzione di una teoria del moto dove si trascurava completamente l'attrito: notate che in un mondo privo di attrito io non potrei né camminare (scivolerei), né mangiare (il cibo cadrebbe dalle posate). L'oggetto non soggetto a forze, che si muove di moto rettilineo uniforme (come nella prima legge di Newton), è una pura astrazione e (escludendo le palle da biliardo) non si è mai visto sulla faccia della terra niente che si comporti in un modo simile. Il mondo galileiano da cui è iniziata la fisica moderna è quindi completamente diverso da quello reale; successivamente col passare dei secoli sono stati aggiunti altri ingredienti fino ad arrivare al giorno d'oggi a un'approssimazione soddisfacente del mondo reale. Questo punto di vista è reso molto bene da una frase molto bella, tratta da una lettera di Torricelli, dove parlava delle sue teorie sul moto dei corpi, "Che i principi della dottrina de motu siano veri o falsi a me importa pochissimo. Poiché, se non son veri, fingasi che sian veri conforme habbiamo supposto, e poi prendansi tutte le altre specolazioni derivate da essi principii, non come cose miste, ma pure geometriche. Io fingo o suppongo che qualche corpo o punto si muova all'ingiù e all'insù con la nota proporzione et horizzontalmente con moto equabile." (Traducendo in linguaggio moderno si muova in assenza di attrito atmosferico). "Quando questo sia, io dico che seguirà tutto quello che ha detto il Galileo et io ancora. Se poi le palle di piombo, di ferro, di piettra non osservano quella supposta proporzione, suo danno: noi diremo che non parliamo di esse." Tuttavia, per Torricelli, che era anche un provetto fisico sperimentale, era chiaro che la comprensione del moto dei corpi in assenza di attrito era preliminare per la comprensione dei fenomeni con attrito e quindi era un passaggio obbligato. Se trasportiamo alla biologia questo punto di vista, faremo inorridire i biologi; le strutture delle due discipline sono profondamente differenti. [...]
La tendenza del fisico a semplificare si scontra con la tradizione biologica di studiare il vivente così com'è, come viene osservato in laboratorio, non come pensiamo che potrebbe essere o dovrebbe essere. [...] La fisica è una scienza assiomatica (con assiomi selezionati d Queste due diverse concezioni della scienza rendono la collaborazione tra fisica e biologia problematica, ma non impossibile.





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